Attualità
Artigiani, in 10 anni chiuse 16.500 botteghe
Dai dati dell'Ufficio Studi CGIA di Mestre in 10 anni nell'isola hanno chiuso 16.500 botteghe. Crescono solo digitale, benessere e cibo da asporto nelle città turistiche
Nonostante molte saracinesche abbassino i battenti solo per le ferie estive, per migliaia di botteghe artigiane siciliane la chiusura è diventata definitiva. Concorrenza dell’e-commerce, costi fissi e calo demografico continuano a penalizzare le piccole realtà, ma nell’ultimo anno la Sicilia ha mostrato una tenuta migliore rispetto al resto d’Italia.
A scattare la fotografia è l’ultimo report dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre. Tra il 2015 e il 2025 la Sicilia ha perso 16.550 artigiani. Un calo netto, ma comunque inferiore alla media nazionale (-25,1%) e al crollo del Centro-Nord. Nell’ultimo anno (2024-2025) la flessione nell’Isola è stata del -3,6% (-2.604 lavoratori), con la tenuta del Mezzogiorno favorita anche dai cantieri del PNRR. Le province siciliane, però, figurano tra le meno colpite d’Italia dalla perdita di botteghe: Agrigento: -3,1%, Trapani: -3,3%, Palermo: -3,5%, Siracusa: -3,5%. Ragusa: -3,6%, Messina: -3,6%, Enna: -3,7%, Catania: -3,8%, Caltanissetta: -4,6%. Mentre scarseggiano riparatori e manutentori tradizionali (idraulici, elettricisti, fabbri), crescono i servizi legati al benessere (acconciatori, estetisti), al digitale e al cibo da asporto nelle località turistiche.
Per salvare i centri storici e i piccoli borghi, la CGIA propone un “reddito di gestione” per chi apre o mantiene un’attività nei comuni sotto i 10.000 abitanti e un forte rilancio della formazione professionale.