Cronaca

Assalto al prof, il dodicenne non si pente

Nessun pentimento, un'azione pianificata nei minimi dettagli e trasmessa in diretta streaming su Telegram con una telecamera Go-Pro montata sul casco. Emergono particolari agghiaccianti sull'aggressione avvenuta all'istituto comprensivo di San Vito Lo Capo, dove un alunno ha tentato di accoltellare il professore di Tecnologia. Il ragazzino, che ha 12 anni compiuti, è stato interrogato per ore a Palermo.

di Chiara Scucces -

Nessun cenno di pentimento, nessuna lacrima. Davanti alla procuratrice per i minorenni di Palermo, Claudia Caramanna, e a un’equipe di psicologi che lo hanno ascoltato per ore in una caserma dei Carabinieri, il dodicenne che ha seminato il terrore all’istituto “Lombardo Radice-Fermi” di San Vito Lo Capo ha mostrato una freddezza che lascia sgomenti. Per chi indaga è stata una vera e propria strage sfiorata, pianificata nei minimi particolari da un ragazzino che ha dodici anni compiuti, e non undici come appreso in un primo momento.

I dettagli emersi delineano un piano inquietante. Il dodicenne è entrato in bagno prima delle lezioni per cambiarsi: ha indossato la sua “uniforme” con la scritta “me ne frego”, ha infilato un caschetto da bici con i nomi degli autori dei massacri nelle scuole americane e vi ha montato sopra una telecamera Go-Pro. Con quella ha fatto partire una diretta streaming su Telegram per mostrare l’aggressione live ai suoi contatti, uno show annunciato ore prima su TikTok: “Non datemi la colpa per quello che farò”.

Solo la prontezza del professore di Tecnologia, rimasto ferito a una mano nel disarmarlo, ha evitato il peggio. E proprio il docente, intervistato dal TG5, esclude la pista del brutto voto – ampiamente recuperato mesi fa – e apre uno scenario ancora più cupo: “Il ragazzo è estremamente fragile e timido. Secondo me è stato adescato”. Se la Procura ha formalmente smentito l’ipotesi di una “challenge”, di una sfida tra coetanei, resta l’ombra della complicità virtuale. I dispositivi elettronici sono sotto sequestro: si vuole capire chi, tra i suoi contatti – raddoppiati nelle ultime ventiquattr’ore –, fosse a conoscenza del piano.

Un cortocircuito educativo e digitale che oggi ha travalicato i confini della cronaca locale per investire la politica nazionale. Nel pomeriggio, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è intervenuto con durezza sul caso. “Un episodio del genere non sarebbe mai successo vent’anni fa. Auspico che il Parlamento possa approvare al più presto la legge che vieta l’utilizzo dei social ai minori di 15 anni”. Mentre il preside dell’istituto ricorda come la situazione di fragilità del bambino e il suo complesso contesto familiare fossero già seguiti da tempo, la comunità resta sotto shock. Le indagini si concentrano ora sulla memoria del cellulare e sulla rete di contatti del dodicenne, per dare una risposta a un barlume di violenza così precoce, lucida e priva di rimorso.