Cronaca

Ciclone giustizia sulla sanità, Iacolino Indagato

La Procura di Palermo contesta al neo manager del Policlinico di Messina rapporti col boss di Favara, Carmelo Vetro. Nella stessa indagine arrestato dirigente delle infrastrutture in Sicilia

di Piero Messina -

E’ l’ennesimo ciclone giudiziario che colpisce in pieno il governo regionale. Sempre nel settore della sanità È indagato per concorso esterno in associazione mafiosa il neo direttore generale del Policlinico di Messina, Salvatore Iacolino. La Procura di Palermo ha disposto perquisizioni nelle sue abitazioni e nei suoi uffici nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che ruota attorno al boss e massone di Favara Carmelo Vetro.

Secondo i magistrati, Iacolino avrebbe messo a disposizione della famiglia mafiosa la rete di relazioni costruita negli anni di carriera politica e amministrativa. Per venticinque anni protagonista nei governi di centrodestra, nel 2009 era stato eletto al Parlamento europeo con il Pdl. Più di recente era stato dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, incarico da cui era passato pochi giorni fa alla guida del Policlinico di Messina.

Per l’accusa, proprio grazie a quel ruolo avrebbe favorito gli interessi economici del boss Vetro e di imprenditori a lui vicini, fornendo informazioni su procedure amministrative e facilitando incontri con funzionari regionali e vertici dell’Asp di Messina. I magistrati contestano anche pressioni su alcuni procedimenti amministrativi indicati dallo stesso capomafia.

In cambio, secondo gli investigatori, Iacolino avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni per persone da lui segnalate.

La stessa indagine ha portato oggi all’arresto del dirigente regionale alle Infrastrutture Giancarlo Teresi e dello stesso boss Carmelo Vetro. Secondo la Dda di Palermo, Teresi avrebbe favorito per anni una società riconducibile al capomafia negli appalti per bonifiche e dragaggi in diversi porti siciliani, ricevendo in cambio tangenti.

Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe consentito al boss di Favara – già condannato per mafia – di continuare a fare affari nel settore dei rifiuti e degli appalti pubblici, rafforzando così il proprio peso negli ambienti criminali e imprenditoriali dell’isola.