Attualità
Crisi di governo in stand by
Minardo convoca vertice con Tajani e Schifani. Dopo la lunga notte del governatore che pensava alle dimissioni arriva la proposta di mediazione
Tocca al commissario regionale di Forza Italia vestire i panni del mediatore. Il prossimo step sarà un incontro a tre con Minardo, il segretario nazionale Tajani e il governatore siciliano. Obiettivo del vertice è definire insieme il percorso politico per concludere al meglio la legislatura. Poi, per il futuro si vedrà. Di sicuro la scelta politica di Tajani e Minardo di rinnovare il partito con volti nuovi sbarra la strada alla ricandidatura di Schifani a Palazzo d’Orleans.
A fare esplodere il caso politico è stata la vicenda giudiziaria che ruota attorno a Gaetano Armao, ex vicepresidente della regione, già assessore all’economia e consulente giuridico di Schifani sino alla scorsa settimana, quando la Procura di Palermo gli ha notificato una richiesta di arresto per corruzione. E se Schifani è del tutto estraneo alla vicenda giudiziaria, la scintilla a fare esplodere il caso è stato il ruolo svolto da Armao in seno all’amministrazione regionale. Un ruolo che è andato oltre la mera consulenza e che secondo i magistrati ha sostituito in alcuni casi il vertice politico amministrativo.
Le indagini della Procura si concentrano sui settori dell’energia, dei rifiuti e dell’assistenza ai malati oncologici. Ma l’inchiesta Armao ha punti di collegamento con altre vicende giudiziarie sulla pubblica amministrazione regionale. Ed è questo il dato politico che spaventa i dirigenti nazionali di Forza Italia. Non sono ancora del tutto escluse le dimissioni di Schifani. La prima finestra utile per andare al voto sarebbe il 13 dicembre e fino a quella data il governo si limiterebbe all’ordinaria amministrazione.
Niente manovra di stabilità a fine anno e Regione in esercizio provvisorio, con spesa compressa e problemi di non poco conto durante i mesi cruciali della campagna elettorale. Sul piano politico, il voto a dicembre avrebbe inoltre un effetto diretto sui deputati regionali al primo mandato, che non avrebbero diritto alla pensione.