Attualità

Il dramma del “tempo perduto”

Scandalo referti in ritardo all’Asp di Trapani, oggi nuova udienza

di Pinella Rendo -

Oggi nuova udienza dell’incidente probatorio per il caso dei referti istologici fantasma all’Asp di Trapani. Non si tratta più soltanto di scartoffie accumulate o di ritardi burocratici. Nell’inchiesta il quesito della Procura è diventato drammaticamente concreto: quei mesi di attesa per un referto istologico hanno cambiato il destino dei pazienti? Hanno accelerato il decorso delle malattie o ridotto al lumicino le speranze di una terapia tempestiva? Oggi davanti al gip Massimo Corleo si tiene una nuova e cruciale udienza dell’incidente probatorio. Un passaggio chiave in un’indagine imponente, che vede attualmente iscritte nel registro degli indagati 19 persone tra medici, infermieri e tecnici dell’Asp di Trapani. Nelle scorse settimane il giudice ha ascoltato i consulenti tecnici d’ufficio – i professori Lorenzo Lo Voi, Vincenzo Nardelli e Paolo Procaccianti – incaricati di passare ai raggi X nove casi pilota nati dalle denunce dei familiari. I risultati delle perizie non lasciano spazio a dubbi sulla gravità della

situazione gestionale: Il sistema ha accumulato ritardi considerati “gravissimi”, con picchi compresi tra i 90 e i 100 giorni per la consegna di esami vitali. Secondo i consulenti, l’Asp era perfettamente a conoscenza dell’emergenza ma ha omesso di informare correttamente i pazienti sui reali tempi di attesa, impedendo loro di rivolgersi ad altre strutture. Dal punto di vista strettamente penale, le relazioni dei periti introducono una sfumatura giuridica complessa. In linea generale, non è stato individuato un

nesso causale diretto tra il ritardo nella consegna del referto e il decesso o l’aggravamento dei pazienti. Ciò non significa, però, che l’efficienza del reparto sia stata irrilevante. Gli esperti parlano chiaro: si è consumato il dramma del “tempo perduto”.”Una diagnosi tempestiva avrebbe potuto consentire una maggiore stabilità della malattia, un monitoraggio anticipato e un diverso percorso terapeutico. Il ritardo potrebbe non aver cambiato l’esito finale, ma ha pesantemente inciso sulla qualità e sulla durata del periodo di controllo della patologia.”

Emblema di questo cortocircuito della sanità siciliana è la storia di Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara del Vallo che per prima ha rotto il muro del silenzio denunciando pubblicamente lo scandalo. Dopo un delicato intervento chirurgico, la donna dovette attendere mesi per avere la conferma ufficiale di ciò che temeva: la presenza di un tumore.

L’insegnante è deceduta nell’ottobre dello scorso anno, ma la sua battaglia legale ha scoperchiato un vaso di Pandora, dimostrando che la sofferenza del sistema era cronica e radicata.