Attualità

Le sfide dell’Europa con Gentiloni e Magri a Scenari

I grandi equilibri geopolitici mondiali e il ruolo dell'Unione Europea al centro dell'ultimo appuntamento con la rassegna Scenari a Modica. Nell'atrio del Palazzo Comunale, l'ex premier e già commissario europeo Paolo Gentiloni, in un fitto dialogo con Paolo Magri, ha analizzato la complessa fase internazionale che stiamo attraversando. Un dibattito di altissimo livello che vi proporremo integralmente sui nostri canali.

di Chiara Scucces -

L’atrio del Palazzo Comunale di Modica si trasforma in un osservatorio di politica internazionale. Ospiti di Scenari, sabato scorso, Paolo Gentiloni e Paolo Magri hanno dato vita a una profonda riflessione sul futuro del Vecchio Continente, stretto nella morsa di mutamenti globali irreversibili. Il primo nodo sciolto riguarda gli Stati Uniti e la figura di Donald Trump. Secondo l’analisi di Gentiloni, la spinta americana a chiudersi in se stessa ha radici antiche e profonde, ben antecedenti all’era Trump, anche se proprio la prima presidenza del magnate conteneva già i germi della politica isolazionista che sta esplodendo adesso. Una tendenza con cui il mondo dovrà fare i conti a lungo, perché, come spiegato sul palco, niente tornerà più come prima.

Questo ripiegamento su se stesse delle superpotenze non riguarda però solo Washington. Per l’Europa si profila una sfida cruciale, legata a uno scenario inedito in cui i tre grandi colossi mondiali – Stati Uniti, Cina e Russia – stanno progressivamente chiudendo i propri mercati e le proprie sfere d’influenza, costringendo Bruxelles a dover ripensare rapidamente le proprie strategie economiche e di difesa.

Uno dei passaggi chiave della serata ha toccato da vicino la tenuta interna dell’Unione di fronte all’ondata dei movimenti nazionalisti e antieuropeisti. Gentiloni ha tracciato un bilancio lucido: sebbene queste forze esistano, la prova del potere ne ha ridimensionato le velleità distruttive. Dalla Gran Bretagna, dove i cittadini si stanno pentendo della Brexit, al fallimento dei tentativi più radicali in Olanda; dalle battezzate sconfitte di Orbán in Ungheria, fino alla stessa Giorgia Meloni in Italia, che ha dovuto fortemente attenuare le proprie posizioni originarie. Perché un conto è la propaganda – ha concluso l’ex commissario – ma andare al potere e governare è un’altra cosa.

Un’analisi a tutto campo che conferma lo spessore culturale della kermesse modicana con la direzione artistica di Piera Ficili della Libreria Mondadori.  Vi ricordiamo che l’intera conversazione tra Paolo Gentiloni e Paolo Magri è stata registrata dalle nostre telecamere e verrà trasmessa integralmente nei prossimi giorni all’interno della programmazione di Video Regione.