Caltanissetta
Sequestri, aggressioni e rogo contro assessore
Dalla rivolta contro le forze dell’ordine all’attentato incendiario sotto casa dell’assessore: in meno di 48 ore, via Lipari a Gela diventa un caso di ordine pubblico con possibili legami familiari dietro la spirale di violenza
Un’escalation violenta, rapida, preoccupante. In meno di 48 ore, via Lipari, nel rione Sant’Ippolito, si trasforma in un fronte caldo, dove tensioni latenti esplodono in una sequenza di episodi che gli investigatori leggono come una sfida aperta alle istituzioni.
Al centro della vicenda, l’assessore ai Lavori pubblici, Luigi Di Dio, che proprio in quella strada vive con la sua famiglia.
Tutto comincia sabato mattina, quando agenti della Polizia Municipale e della Polizia di Stato intervengono per eseguire un sequestro: nel mirino, un’area pubblica trasformata abusivamente in deposito di rifiuti ingombranti, masserizie e mezzi. Una situazione già segnalata più volte dai residenti.
Ma l’operazione degenera. Gli occupanti dell’abitazione, riconducibili a un unico nucleo familiare, si barricano all’interno e iniziano a minacciare ritorsioni. In pochi minuti, la tensione esplode: dalle finestre e dal balcone parte un lancio violento di oggetti contro gli agenti. Una vera e propria aggressione. Due poliziotti restano feriti e sono costretti a ricorrere alle cure ospedaliere.
Scattano gli arresti: due persone finiscono in manette. Una viene trasferita in carcere, l’altra posta ai domiciliari. Entrambe dovranno rispondere di aggressione e resistenza a pubblico ufficiale. Nei prossimi giorni saranno ascoltate dagli inquirenti, mentre la Procura ha già aperto un fascicolo.
Ma è solo l’inizio. Passano poche ore. La tensione resta altissima. E nella notte tra domenica e lunedì, arriva il gesto più grave: un incendio doloso colpisce l’abitazione dell’assessore Di Dio. Le fiamme vengono appiccate nell’area esterna, danneggiano il giardino e raggiungono anche la centralina del gas. Solo per un caso il rogo non si estende all’interno della casa.
Un atto mirato, che per gli investigatori ha il chiaro sapore dell’intimidazione. E proprio sul fronte delle indagini emergono elementi decisivi: la polizia avrebbe già individuato il presunto autore del gesto incendiario. Si tratterebbe di una persona legata da vincoli di parentela ai due arrestati per l’aggressione di sabato. Un dettaglio che rafforza l’ipotesi di una ritorsione diretta, maturata nello stesso contesto familiare.
Un filo che lega i due episodi e che adesso è al centro dell’attività investigativa. Intanto, il quartiere resta sotto osservazione. Un’area già fragile, dove abusivismo e tensioni sociali si intrecciano, e dove quanto accaduto rischia di innescare nuove ritorsioni.